Gianni Berengo Gardin, Storyboard e altre storie. Videointervista
6 commenti

A cura di Federico Del Prete

 

Presentare il fotografo Gianni Berengo Gardin dopo cinquant’anni di carriera, ottant’anni suonati e duecentocinquanta fotolibri pubblicati è superfluo. Lasciamo allora questi numeri così come sono, e parliamo di Berengo come lavoratore. Lavora ancora, anzitutto, perché se un fotografo ha quei numeri non è certo uno che passa ad altro. In un’intervista rilasciata per i suoi ottant’anni si è definito un “flâneur salariato”, e se associamo a ciò l’immagine stereotipa del fotografo potremmo pensare a lui come a un privilegiato che se la spassa con un lavoro facile e ben pagato, ma Berengo ha detto quella frase con il distacco dell’età. Il lavoro del fotografo è duro e concorrenziale come qualunque altro. Nell’epoca in cui si è affermato, Berengo poteva contare su un mercato in espansione e soprattutto su un talento in grado di affrontare più o meno qualsiasi tema. Questo gli ha dato una costanza e una passione che durano ancora oggi.

 

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Berengo ha fotografato il mondo industriale e aziendale lavorando per Olivetti, IBM, Fiat, Pirelli e altri. Nelle fotografie fatte nei primi anni Novanta per la Procter & Gamble, ripescate dal suo sterminato curriculum, si vedono impiegati e dirigenti, soggetti poco frequentati nella fotografia dedicata al lavoro rispetto al più celebre, l’operaio. Ma per quanto Berengo sia andato anche nella fabbrica di quell’azienda, sono le fotografie dei dirigenti in ufficio che spiccano.

 

Altri casi classici della fotografia dedicata al lavoro, diversi tra loro, sono Lewis W. Hine e August Sander. Sander categorizza gli Uomini del Ventesimo Secolo per mestieri e professioni, decontestualizzando i soggetti. Il lavoro scava e modella le posture: la sequenza dei personaggi è una trasformazione di fisionomie influenzate dalle diverse attività e posizioni sociali. Hine, invece, nel suo Uomini al Lavoro cerca essenzialmente la bellezza del gesto operaio in una sorta di realismo capitalista, dove i lavoratori sono “eroi”. Nella seconda metà del Novecento da questi due capisaldi si apre un largo ventaglio di varianti, ma i fotografi hanno comunque frequentato più le fabbriche che gli uffici.

 

Storyboard (1993), che inaugura i contributi fotografici di Granta Italia, è un libro su commissione, ormai dimenticato, per una multinazionale dell’igiene e della cosmetica. Le immagini dedicate ai colletti bianchi risultano oggi affascinanti, quasi esotiche per l’atmosfera rilassata e partecipata che i soggetti trasmettono. Gli impiegati di concetto, i dirigenti, non hanno la gestualità dell’operaio. Ogni piccolo atteggiamento è quindi indicativo dei loro processi operativi. E Berengo sa aspettare, immerso nella luce lattiginosa del neon.

 

 

  1. Cinzia

    Il potere della fotografia (e dei fotografi). Guardare laddove ad altri non è permesso…

  2. Cecilia

    Chissà se la libertà di cui parla Berengo esiste ancora?

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