Barbara Di Gregorio, Modulo uno. Creare il problema, vendere la soluzione.
8 commenti

Per essere qui oggi mi pagano tremila euro. Voglio che lo sappiate, due ore di lezione, tremila euro. Ecco il mondo del lavoro di cui continuate a lamentarvi ogni giorno. Il problema non è la crisi: il problema è che non avete fantasia. Due anni fa, quando l’azienda per cui lavoravo mi mise alla porta insieme ad altri sei dirigenti, io uno stipendio me lo sono inventato. Dal nulla, in quattro semplici mosse.

 

Analizzare. La mia liquidazione era agli sgoccioli e io ancora a spasso. Portavo fuori il cane, bevevo aperitivi, leggevo giornali sulle panchine del parco: aspettavo un’idea per risalire la china, ma ovunque m’appoggiassi arrivavano i vucumprà a distrarmi. Il tempo che mi serviva, per convincerne uno che non avrei comprato alcunchè, era lo stesso che impiegava un altro a materializzarsi dieci metri più in là. Insistevano. Puzzavano. Non mi ero mai reso conto, prima,  quanto disagio creassero sulle strade: se avessi trovato un rimedio qualcuno me l’avrebbe pagato. Purtroppo, per epurare l’intera città dai negri non avevo le forze nè l’autorità necessarie.

 

© AkAb - www.mattatoio23.blogspot.com

 

Circoscrivere. Potevo lavorare invece sugli uffici postali. Avevano sempre almeno un vucumprà appostato all’uscita: io lo avvicinavo, millantando inesistenti bollette da pagare, e gli chiedevo di entrare al mio posto e staccare ogni tanto un numero dall’apposita macchinetta.  Gli davo subito una banconota da cinque: dopodichè me ne andavo, a sbrigare fantomatici impegni, promettendo di sganciargliene un’altra se al mio ritorno mi fossi trovato in cima alla fila. Nel giro di una settimana dimezzai il mio conto in banca: speravo solo ne valesse la pena.

 

Esasperare. Ero ormai ridotto alla mensa dei poveri, quando i vucumprà capirono finalmente che stare in coda alle poste non piaceva a nessuno: operarono allora, come avevo previsto, la massiccia occupazione di una nicchia di mercato scoperta. Invadevano gli uffici a grappoli, staccavano metri interi di numeri, e al momento di piazzarli tormentavano senza sosta anche chi non voleva saperne.  La stampa locale li ribattezzò ‘vùsbrigà’ definendoli al contempo ‘nuova frontiera della molestia’. Quando ronde di privati partirono alla cacciata dei negri dalle poste, e Repubblica titolò ‘Apartheid a Pescara’, decisi che i tempi erano ormai maturi per mettere in atto l’ultima parte del piano.

 

Agire. Inflessibili ma non violenti, istruiti da me medesimo in quanto socio fondatore della cooperativa, gli uomini della Metroposte vegliano oggi sulle macchinette timbrando la mano a chi abbia già staccato il suo numero: impossibile prenderne più di uno al giorno, tanto che tutti i vùsbrigà sono ormai tornati alle strade e alle loro tristi cianfrusaglie da vendere. Li guardo infastidire i passanti dalla finestra del mio nuovo ufficio; se ne pago ancora qualcuno, ogni tanto, è solo perché vada alle poste ad attaccare briga ai miei uomini e ricordi alla gente quanto bisogno ha di noi.

  1. Carola

    Inquietante. E cattivo. Ma fin troppo plausibile…

  2. Daniele

    sì beh, nulla di nuovo in realtà. è una delle più classiche tecniche di marketing che si vivono nella vita di tutti i giorni:
    si potrebbero fare mille esempi, ma mettiamo al posto della coda alle poste la voglia di “essere alla moda”,
    al posto del disagio causato dagli immigrati il nostro vecchio telefonino (che usiamo per chiamare e mandare sms),
    al posto degli uomini della Metroposte un luccicante telefonino nuovo con una mela morsicata sopra e dal prezzo esorbitante (che useremo per chiamare e mandare sms -_- )…
    Signori, ecco il “Fenomeno Iphone”.
    nulla di nuovo quindi.

  3. nicola simone

    azz. Sicura che sia un racconto? No perchè io ci ho campato anni, molestando passanti e poi spacciandomi per “bodyguard”…quasi quasi apro una ditta..

Inserisci il tuo commento

*