Vins Gallico, Il trucco
4 commenti

Non lavoro.

 

Per scelta.

 

Per vocazione.

 

Per istinto.

 

Per di-ri-tto.

 

Perché ho visto cose che voi schiavi non potete neanche immaginare, ho sentito ordini, imposizioni, condanne, frustate sulle orecchie e sulle spalle e sui muscoli degli altri servi come voi. Ho letto di maltrattamenti, di punizioni, di sfruttamenti, di stage non pagati, di uomini con l’esaurimento nervoso, con problemi di erezione, con attacchi di panico, di donne svilite, tastate, umiliate, di bambini con gli occhi gonfi, le mani ferite, a cucire, a trasportare, a tagliare, strafatti di colla per rendere di più, ancora di più.

© Tommaso Di Spigna - http://spugnainprogress.blogspot.com

Non provo pena per nessuno di loro, nessuna solidarietà, nessuna pietà se non un vago rigurgito di nausea, un acidulo ruttino di schifo.

Io non lavoro, cristo di dio, io no. No, no e poi no.

Da bambino l’ho rigettato, il lavoro, l’ho respinto come una malattia. E cos’è, d’altronde, se non una malattia?

Ne sei contagiato anche tu, tu che mi guardi con quella faccia intorpidita dalla fatica, che mi ricordi i proverbi di tua nonna, le parabole evangeliche, gli obblighi morali. A te, razza di bestia in gabbia, io rispondo così: come mangio sono cazzi miei, come vivo, come resisto. È vero, non conosco l’ebbrezza delle bollicine di un vino millesimato, il rifugio molle di un materasso ad acqua in una suite d’albergo, lo schiaffo dell’aria di una spider che divora l’asfalto, ma ho respirato molta più aria di te, e più pura, ho goduto del migliore dei sonni, profondo e duraturo, senza sveglie, mai, senza guardare l’orologio dopo gli amplessi, e mi sono ubriacato sino a vomitare il midollo fottendomene della persistenza di un vino, della pennellata unta e delle onde sul guscio concavo del bicchiere.

Vorresti conoscere il trucco, vero? Come si fa a vivere senza lavoro?

Ti do un consiglio, scimmione che non hai sviluppato l’intelligenza, il problema non è la mancanza di soldi. Il problema è la tua eventuale sopportazione del vuoto.

Se non lavorassi cosa faresti? Non è la tua condanna, idiota, il lavoro; è la tua salvezza, per quanto ti stanchi, ti umili, ti castri.

Per questo il mio trucco non lo saprai mai.

Non te lo svelo.

Non lo capiresti.

  1. Rosa

    Che invidia per quel sonno senza sveglia. Uno schiaffo meravigliosamente piatto, come i piedoni di Spugna II, a noi bestie in gabbia. Bello!

  2. ilcestodeitesori

    Se non lavorassi, la mia vita si riempirebbe di meraviglia.

  3. Alessandra Bruni

    Un tono alla New Bukowski. La volontaria non occupazione come ribellione al “Sistema” d cui si conoscono bene i contorni (l’ebbrezza delle bollicine, il rifugio molle di un materasso ad acqua, la spider che divora l’asfalto) la cui citazione lascia in dubbio soprattutto perché non si comprende affatto un eventuale intimo tormento che possa aver allontanato chi scrive da tanto godimento. Mi suona un pò falso, il tutto, quasi come se in fondo la ribellione al lavoro fosse un altro modo, in fondo, per ottenere proprio quegli agi “capitalistici” che si vanno negando. Mi suona un pò falsa la scrittura, intendo, che veicola una visione ideologica gridata e non spiegata perché l’aria pura la respirano anche i pastori, ad es., che pur lavorano e la noia,che chi scrive dice di provare e sopportare come ulteriore forma di eroismo, la sperimentano, anch’essa, in molti nelle lunghe ore vuote di un lavoro, magari d’ufficio, di cui non ti importa granché. Anch’io non amo il lavoro. I libri di Simone Perotti sul Downshifting li ho divorati e, prima ancora, la “zeppa” che Henry Miller voleva gettare nell’ingranaggio capitalistico (vedi Tropico del Cancro) è stato un mio mantra, per anni. Pasolini, poi, che voleva abolire, oltre al lavoro, anche le scuole, ad es., quelle borghesi, è stato un altro grande amore (non solo per questo). Ma questo testo, non so, mi ha lasciato un vago sospetto di insincerità forse per quei gridi ripetuti che ne emergono che dimostrano una consapevolezza troppo accesa per essere del tutto vera.

  4. Sandro

    Figuriamoci, ma chi ti crede!
    O hai un bel gruzzolo in banca (lasciato dai genitori per esempio?), oppure se vero quello che dici, ti sei messo a coltivare un orticello tutto tuo?
    Le persone non vanno a lavorare perché amano svegliarsi di buon’ora per farsi fracassare le palle per riempire i loro vuoti esistenziali, lo fanno esclusivamente per pagare quel maledetto DEBITO che ci impone.
    Tu la doccia non te la fai? Con cosa ti scaldi a casa? Non hai amici con cui uscire? Aspetti le elemosina sempre da qualcuno? Tanto non capiamo che hai ragione, si fosse cosí semplice il mondo.
    Fosse altro che io avessi un certo risparmio, mi licenzierei all’istante, solo per illudermi. E invece arrivo a fine mese e ricomincio sempre da capo, con il mio conto stremato per pagare. Pagare. Pagare e domani ancora pagare.
    E non ho un mutuo, non ho futuro comunque. E’ solo SEMPRE UN PROBLEMA DI SOLDI.
    Stop.

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