Luis Devin, Non è solo una questione di miele
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Prendi un’ascia, prendi la corda di liana. Segui il profumo che scende dall’albero. Con l’ascia scavi dei gradini nel tronco e cominci a salire. Quando sei in cima all’albero infili il braccio nell’alveare, cerchi con la mano, uno dopo l’altro stacchi pezzi di favo e li metti nella tua cesta di rami intrecciati. Questo lo fai dopo aver affumicato la bocca dell’alveare, ma prima che la notte ti cada addosso. Cercando di non perdere l’equilibrio. Strizzando gli occhi quando gli sbuffi di fumo e di api ti vengono in faccia, lassù sulle spalle della foresta a quaranta metri da terra.

Il miele lo dai a tuo suocero, mi spiega Abaì.

È quello che vuole il vecchio, dice, almeno per oggi. Quello che un ragazzo pigmeo deve fare per sposarsi, per avere in cambio la sua donna. Perché il padre della ragazza gliela lasci portare via, insomma. Ma non è solo una questione di miele.

Il vecchio ti chiede di fare una cosa, tu la fai.

Abaì si ricorda bene di quel periodo.

Mi dice: per cominciare vai a vivere nel suo accampamento. Gli porti la scimmia catturata con la balestra, le uova di coccodrillo, le termiti, poi corri a cercare il tabacco lungo la pista, dai popoli bantu, perché lui ha voglia di fumare. Passano i mesi, arriva la stagione secca. Un giorno il vecchio vuole la capanna nuova, un altro giorno vuole un po’ d’acqua fresca e pulita direttamente dalla sorgente. Devi farlo contento.

Si chiama mokokope, nella lingua dei pigmei Baka, ed è il lavoro che ognuno va a svolgere per la famiglia della ragazza che prenderà con sé. Lungo e faticoso finché si vuole, ma comunque volontario, e soprattutto temporaneo. Forse l’unica forma di lavoro che i pigmei abbiano mai inventato, nella loro lunga storia di popoli della foresta. Per il resto il lavoro, inteso come attività regolare alle dipendenze di qualcun altro (o di se stessi), è un concetto molto lontano dalla loro cultura. Una cosa senza senso per un popolo di cacciatori-raccoglitori, di certo contraria a qualsiasi idea di indipendenza, di autonomia, di vita libera da veri uomini della foresta.

Abaì mi porta nello mbanjo, la capanna senza pareti dove gli uomini si ritrovano per conversare e fumare insieme il tabacco. Se la questione del cibo è risolta, se stamattina hai riempito una cesta di bruchi o di ignami selvatici o magari hai trovato una piccola antilope blu nella trappola, allora il resto della giornata puoi fare quello che ti pare. Puoi suonare l’arpa arcuata, farti un bagno al torrente. Puoi andare a trovare un amico al villaggio vicino o magari sederti con i tuoi figli accanto al fuoco, e ascoltare gli antichi racconti degli anziani, le storie di quando il dio Komba viveva nella foresta e gli animali erano persone. Puoi giocare. Puoi persino non fare niente.

Come per tutti i cacciatori-raccoglitori, anche per i pigmei la quantità di tempo libero a disposizione è infinitamente maggiore di quella degli altri popoli della terra, soggiogati dal lavoro nei campi da migliaia di anni o, più recentemente, da ripetitive e alienanti occupazioni dentro fabbriche e uffici.

Sono stati i popoli di coltivatori bantu, e poi i bianchi, a rompere la magia di un’esistenza libera da impegni e da padroni, e ad introdurre questa bella novità del lavoro nelle piantagioni, nelle segherie della foresta, nei bordelli. Oggi alcuni gruppi vivono ancora in parte di caccia e raccolta, ma i bantu di quelle stesse aree, quei giganti neri che si proclamano padroni dei pigmei, li hanno ormai trasformati quasi tutti in manodopera sottopagata.

D’altronde i pigmei sono come animali, dicono i bantu, se non li batti come animali non riuscirai mai a farli lavorare.

Insensibili al delirio del progresso, della crescita economica, dell’espansione materiale e culturale che caratterizzano da sempre la nostra esistenza, i popoli pigmei non hanno più un futuro su questo pianeta. Senza capi né denaro né guerre, le loro società sono fin troppo egualitarie, le loro istituzioni fin troppo aperte. Tutti in Africa vogliono che i pigmei abbandonino la loro vita in foresta e diventino qualcosa che non sono mai stati, lo vogliono i bantu, i governi, le compagnie del legno, lo vogliono i missionari cristiani e gli operatori umanitari.

Eppure i popoli che vivono di caccia e raccolta costituiscono la forma umana di adattamento all’ambiente più efficace che sia mai esistita, l’unica in grado di resistere sul lungo periodo. E non solo per lo sfruttamento sostenibile delle risorse, ma ancor più per la qualità dei loro rapporti umani e della vita, per il rapporto equilibrato e profondo con l’ambiente naturale e con gli altri esseri viventi.

Un tempo il lavoro di un ragazzo come Abaì terminava con il premio della donna che amava, e con la nascita di una nuova famiglia.

Oggi quel ragazzo lo trovi lungo una pista, la schiena dolente per le bastonate dei suoi padroni, i piedi che si trascinano sulla terra rossa. Ha già bevuto vino di palma fino a vomitarlo, tutto quello che i bantu gli hanno dato come pagamento anticipato per il suo lavoro. Gli stessi bantu che ora lo aspettano alla piantagione, sicuri che lavorerà come si deve. Se ne ha abbastanza delle bastonate, se vuole ancora alcol – e puoi star certo che ne vuole ancora – non ci sono dubbi: il ragazzo lavorerà.

www.luisdevin.com

www.pigmei.it

© 2011 Luis Devin

  1. Paoletta

    Incredibile. Starei ore a leggere le tue pagine. Dopo ogni frase chiudo gli occhi e mi trovo catapultata in un mondo così diverso dai binari occidentali. Ma non solo un ambiente e un popolo per me nuovo, e che come tale suscita una prevedibile curiosità, ma anche una prospettiva di vita completamente diversa. Quella è la mia chiave di lettura. Vedere i pigmei, i popoli bantu, l’Africa, non con gli occhi occidentali, ma con quelli di un bambino che vuole conoscere, che non ha l’arroganza di voler giudicare, ma solo di osservare.
    Non posso fare altro che ringraziarti, per condividere con le persone curiose come me le tue esperienze “sul campo” e per permettere che, nonostante la frenesia, si possa ancora vedere la vita da un’altra faccia di quel diamante che è il mondo.

  2. Francesco

    Affascinante, e bello. Il messaggio di fondo sul destino di questi popoli fa riflettere su come sia triste il nostro mondo… Una testimonianza importante. Grazie.

  3. Maria Teresa

    Un testo letterario di forma ineccepibile, ma prima ancora una narrazione limpida sottesa da sentimenti autentici e corretti, su un’ esperienze vissuta con pathos e riflessione. Da vero antropologo, vicino all’uomo e alla natura così da esserne l’amico e il difensore. Di questo abbiamo sempre più bisogno.

  4. Laura

    Ho letto sul website dell’autore che a ottobre uscirà il suo libro ” La foresta ti ha”. Questo racconto bellissimo è tratto dal libro?

    • La redazione

      Cara Laura, no, il racconto, anche se condivide temi e ambientazione, non è tratto dal libro in uscita ma è stato scritto appositamente per Granta online. A presto!

  5. Gabriele

    La descrizione del ragazzo che corre su e giu’ per compiacere il suocero e’ fenomenale. Io ho due figlie , dunque due generi (tre , considerato che una si e’ risposata). Li ragguagliero’ senz’altro su questa invidiabile usanza!

  6. Giusi

    Sembra di essere lì, a quaranta metri di altezza. Bello!

  7. Anto

    …era da un pò di tempo che non avevo il piacere di leggere qualcosa scritto da te, devo farti i complimenti, come sempre, si sente che sono scritti con il cuore e con gli occhi dell’ammirazione mista a increduità..
    Chi di noi “occidentali” farebbe tutto questo per conquistare la donna dei sogni? o meglio per conquistare il padre della donna dei sogni?

  8. Antonella

    In un breve racconto trovo i temi e i problemi più grandi di un popolo che si estinguerà insieme alla foresta, evocando un mondo lontano e per noi irraggiungibile, così antico , quasi preistorico, ma con sentimenti a noi così vicini….

  9. Andrea

    Incredibile! Un racconto che ti avvince, una scrittura fresca e efficacissima.

  10. Roby

    È inquietante l’idea che al mondo non ci sia più posto per popoli come questi….. Più ancora l’idea che emerge alla fine: forse c’è ancora posto per questi popoli, tra sfruttamento o razzismo, a patto che “diventino qualcosa che non sono mai stati “….

  11. Francesca

    Non sapevo che scrivessi così bene, sono rimasta piacevolmente stupita…tra l’altro mi ha fatto venire in mente un libro che ho letto da poco di un famosissimo psicoanalista, Kets de Vries, il quale fa proprio riferimento ai pigmei della foresta pluviale africana e al loro modo di vivere per far capire ai suoi lettori quanto si dovrebbe imparare da queste popolazioni, anziché essere accecati come siamo da quello che tu definisci il “delirio del progresso”. Complimenti, comprerò molto volentieri il tuo nuovo libro…

  12. Claudia G.

    Amaramente splendido,
    grazie all’autore che attraverso immagini di poesia ricorda a tutti noi gli orrori commessi da un’umanita rozza e ossessionata dal denaro, è bene non dimenticare.

  13. Gianluca

    Per un attimo, il tempo di leggere, le tue parole scritte, narrate, mi hanno portato lontano, oltre i rumori di martelli pneumatici, macchine che passano, orologi ch eticchettano via la giornata. Non è facile, non è da tutti. Grazie per avermi portato via, per avermi fatto viaggiare e avermi aperto gli occhi. Almeno per un po’…

  14. Anna

    Per caso, o forse non è stato un caso, ho incontrato nel mare di internet un racconto insolito e struggente, che mi ha lasciato un po’ più triste ma anche più consapevole.

  15. Nicola

    Il tuo racconto riesce a far vedere le cose da un’altra prospettiva su di un piano assolutamente nuovo anticonformistico ed originale, risveglia il desiderio di libertà dagli schemi e dalle regole alle quali l’uomo moderno si è assuefatto e per le quali si arrovella tanto.

    BRAVO LUIS

  16. Vanni

    E’ come immergersi in un mondo ancestrale, senza tempo, quasi un paradiso terrestre e poi venire brutalmente scaraventati nell’inferno del mondo di oggi.

  17. Martina

    Stupefacente ma tanto, tanto triste

  18. Luca G.

    Una situazione complessa ma comunque tragica, questa dei popoli indigeni come i pigmei, riassunta dall’ autore con efficacia e toccante amarezza, con atmosfere vive, palpabili, che nonostante tutto riescono a farti sperare in un epilogo diverso, meno buio, per loro e per tutti noi.

  19. Silvia A.

    Questo racconto è forte, ti tocca nelle viscere, ti costringe a riflettere… ti lascia in bocca un gusto sicuramente “non dolce come il miele”… un monito a cercare la libertà dentro di noi!
    Grazie Luis per aver condiviso questo tuo racconto!

  20. Giorgio

    Ci si chiede perché e poi ancora perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo non abbia mai fine e ci si sente, comunque, impotenti. Un sentimento angosciante

  21. Franci

    Non è solo una questione di miele…. purtroppo. Quanta sensibilità in questo racconto così bello, così triste.

  22. Lella

    Una tematica, quella dell’estinzione dei popoli della foresta, che oggi viene affrontata in tanti modi. Questo così diverso e insolito mi è piaciuto proprio tanto.

  23. titty

    che bello….si leggono poche cose così…come dire…profonde…che fanno riflettere su quello che dovrebbe essere il senso della vita…che a volte ci sembra ormai dimenticato…

  24. Guido

    Questo racconto mi ha dato più emozioni di un racconto d’avventura o di suspence. Scopro nella biografia dell’autore che uscirà presto un suo libro sulle sue esperienze con il piccolo popolo dei pigmei…non vedo l’ora di leggerlo.

  25. Giorgia C,

    Uno scrittore che ti fa vedere il mondo da un’altra angolazione e che ti suscita la drammatica consapevolezza che continuare a rompere come stiamo facendo il delicato equilibrio tra uomo e natura e tra uomo e uomo ci conduce alla catastrofe.

  26. Massimo

    A Oslo un razzista fanatico fa una strage perché vuole l’impero degli ariani, ma c’è anche chi racconta con rispetto e ammirazione culture e popoli tanto diversi da noi. Bravo Devin, molti dovrebbero visitare il tuo sito così ricco di informazioni sugli uomini della foresta africana, più piccoli di noi ma solo di statura.

  27. Greta S.

    Emozionante, ti porta in un’altra dimensione, e vorresti non tornare più indietro…..

  28. Gisella

    Sto per andare in Tanzania come nelle ultime tre estati a fare le mie vacanze da volontaria in una missione. Ho stampato questo bellissimo racconto e cercherò di tradurlo in inglese per leggerlo alle persone che incontrerò.Un solo appunto all’autore: non tutti i missionari vogliono cambiare le popolazioni tribali, tanti sono rispettosi delle loro usanze e credenze, solo cercano di aiutarli nella malattia e nel bisogno.

  29. Alex

    Ho visto che l’autore è stato più di una volta da questi Pigmei e ho notato nel racconto l’uso di alcune parole nella loro lingua, così mi sono chiesto come faceva a comunicare con loro, dato che presumo non conoscesse il baka. Certo, a giudicare dallo spessore di quello che racconta,la comunicazione è davvero riuscita.

  30. Elisa

    Racconto delizioso. Devo dire anche molto intenso, di quelli che fanno pensare ma senza retorica, piuttosto suscitando emozioni, che è forse il modo migliore di comunicare un’idea…. di quelli che ti lasciano qualcosa! Fa bene sentir parlare di culture così diverse dalla nostra, in qualche modo ti apre la mente!

  31. Maria

    Bel racconto e grande testimonianza complimenti .

  32. Luciana

    In un mondo governato dal denaro e dalle aride ideologie del progresso ci sono popoli che vivono ancora secondo tutt’ altri principi, assai meno alienanti. E’ confortante che qualcuno dia loro una voce.

  33. Amelia

    triste, che fa riflettere sulla vita a volte troppo complicata che noi occidentali viviamo, oberata da mille impegni. Una goccia di semplicità, raccontata in modo lineare, nella nostra realtà molto complessa.

  34. walter

    E’ bello finire una noiosa domenica in città scoprendo un racconto che ti trasporta con tanta efficacia in un’altra dimensione

  35. Gina

    Insolito e per questo molto interessante anche come tipologia di scrittura

  36. Barbara

    Questo racconto mi ha fatto rivivere l’indimenticabile esperienza che ho vissuto in Centro Africa dove ho conosciuto una natura antica, feroce ma anche materna, una dimensione di vita più umana, quello che l’uome era ed è stato per millenni. Spero che molti leggano le tue parole e ne comprendano il messaggio.

  37. Giuseppe

    Quanti temi e quante atmosfere in così poche righe… è sempre un piacere scoprire autori nuovi e interessanti

  38. Francesco

    E’ una questione di civilta’ dove gli incivili siamo noi, bravo Devin ben scritto e ben detto

  39. Liliana

    Un’amica mi segnala questo scritto. Da originale racconto nella prma parte a reportage di denuncia nella seconda parte. Insolito e bello

  40. mariangela

    Quando finisci di leggere pensi “peccato è già finito|” Viene voglia di saperne di più sui rapporti che questo popolo ha con la natura e con gli altri esseri viventi e viene anche la malinconia di pensare che sono destinati a scomparire.

  41. Stefano

    E’ proprio uno strano mondo il nostro.L’economia globale va in tilt e dall’altra parte della terra c’è chi è felice se riesce a conquistare la donna amata con il miele, le uova di coccodrillo e le termiti,se può suonare, giocare,ascoltare le antiche storie. grazie all’autore per farci riflettere

  42. nalipondo

    con i miei suoceri ho fatto lo stesso …..; per fortuna nei nostri giardini mancano alberi di 40 metri ! spero che la tipa stia ripagando gli sforzi del nostro amico . Conunque,se si riflette poco,è meglio….caro Mauro.

  43. Fabio

    Tra tanti popoli, votati al sopruso e alla guerra, fin dalla notte dei tempi, spiccano poche e sorprendenti eccezioni. I pacifici Pigmei, a cui questo racconto ci avvicina con intensità e freschezza, sono una di queste.
    Che siano ragioni genetiche o culturali…dovrebbero essere un esempio per tutti noi.

  44. Elena S.

    Traferirsi da una delle nostre chiassose e affollate spiagge a una foresta africana che profuma di miele dà davvero una magnifica sensazione,anche se procedendo nella lettura sopraggiunge l’ amarezza per la fine annunciata di un popolo che ha l’innocenza di un bambino.

  45. Marta

    Un racconto splendido ed affascinante che ha il potere di incantare e allo stesso tempo di farci aprire gli occhi su quella che e’ l’amara realta’.
    In questa societa’ governata solo dallo scandire del tempo e’ un piacere sapere che c’e’ chi, senza retorica, da’ voce a questi popoli cosi’ culturalmente lontanti da noi.ammirevole, bravo Luis

  46. Alice N.

    È il genere di cose che fa bene leggere, perché sono vere, sono urgenti,e ottimamente raccontate.

  47. Giorgiokuk

    Grazie per avermi riportato per un attimo a pensieri primordiali…
    Forse dovremmo fare tutti un passo indietro e tornare ad una forma naturale di vivere. O per lo meno non sterminare chi ancora lo fa… Suocero a parte.
    Aspetto con curiosità il libro…

  48. Aurora

    Leggere questo evocativo racconto ‘africano’ sul display di uno smarthphone, per di più sotto un ombrellone, sembra incredibile ed è anche alquanto destabilizzante…. Mi ha lasciato addosso una sensazione stranissima….

  49. Bruno

    Una vita libera da impegni e da padroni? Sembra impossibile a noi “drogati” di efficientismo ad ogni costo, che poi di questi tempi si sta sgonfiando ogni giorno di più.Speriamo che non sia troppo tardi per i pigmei ma anche per noi…Ce lo ricorda con grande efficacia questo racconto.

  50. Mariagiulia

    una scrittura efficace e solo apparentemente semplice,un testo ben costruito e ricco di pathos.

  51. Serena

    Mi ha incuriosito non poco, questo racconto! così come le ricerche avventurose dell’autore di cui ho letto sul suo sito. Mi domando: il libro di L. Devin che uscirà a ottobre riprende anche i temi trattati qui?

  52. Paola G.

    Una notevole capacità di coinvolgre, nonostante la brevità del testo. Complimenti all’autore! Aspetto anch’io con curiosità l’uscita de “La foresta ti ha”

  53. Mariagiulia

    Una lettura avvincente che ti fa scoprire cose che non conoscevi, con una scrittura asciutta e al tempo stesso evocativa. Cosa vuoi di più da un racconto?

  54. Billino

    Insolito e coinvolgente. Mi è piaciuto.

  55. Elisa S.

    Sono rimasta molto incuriosita dall’accenno allo sfruttamento sostenibile delle risorse da parte di questo popolo. Credo sarebbe interessante e istruttivo saperne di più.Vorrei chiedere all’autore se ha intenzione di scrivere qualcosa al riguardo.

  56. Aldo

    Davvero bello, un racconto di piacevolissima lettura,che allontana per un momento il ritorno al nostro grigio mondo lavorativo

  57. Floriana

    Ho l’impressione che non siano solo i popoli pigmei a non avere più un futuro sulla terra…. Grazie all’autore per avercelo ricordato con tanata efficacia

  58. Jonny

    E’ incredibile come un testo antropologico riesca a coinvolgere il lettore anche emotivamente. Complimenti

  59. sabrina

    racconto intelligente, intenso, capace di attraversare con disinvoltura vari generi, ma soprattutto, come è stato già detto, di emozionare!

  60. Dona

    Bellissimo questo racconto per la poeticità con cui è scritto, tristemente tragico per il futuro che sembra già diventato un presente ineluttabile per queste popolazioni…Per fortuna non tutte le tribù del mondo si sono fatte piegare in questo modo da quello che si considera non sempre a ragione progresso. Per fortuna in alcuni luoghi come le Filippine esistono ancora gli Ifugao (North Luzon) che nonostante 1000 conquiste portano avanti le loro tradizioni, oppure i Bara in Madagascar che pur affrontando costanti pressioni dal governo continuano nelle loro usanze e nei loro rituali, e di sicuro ce ne sono altre di popolazioni sparse per il mondo che a testa alta non rinunceranno mai alle loro tradizioni. Concordo poi con chi scrive che non tutti i missionari per fortuna vogliono cambiare le popolazioni tribali!

  61. Mik

    E’ un racconto che fa sognare e che per un momento ci allonatana dalla vita quotidiana, così frenetica, così programmata. Il mondo dei Pigmei sembra così lontano, eppure grazie al tuo racconto è reso più vicino e ci fa capire come sia importante preservare, almeno per loro, quel tipo di vita. Mi appassiona leggere dell’ impegno profuso dal giovane ragazzo per conquistare la possibilità di aver con sè la sua ragazza..per fortuna che c’è chi, come te, ci fa partecipi di un’ altra realtà!

  62. andrea f.

    Che meraviglioso racconto…. sono gia’ in viaggio…. purtroppo solo con il pensiero, non vedo l’ora di leggere tutto il racconto.

  63. Luisa S.

    …triste come sempre quando un popolo viene sottomesso ad un’altra cultura a suon di bastonate… meglio raccogliere il miele sugli alberi…

  64. alexan

    Toccante, coinvolgente, in poche righe si crea una curiosa empatia con il popolo dei pigmei, distanti da noi anni luce, ma forse solo apparentemente.

  65. Taty T.

    Davvero bello e soprattutto reale…continua così

  66. Aurora

    ¡Fantástico!!!
    Es un relato emocionante, muy bien escrito, que me ha transportado a ese mundo tan lejano y diferente a nuestras vivencias cotidianas pero, sin embargo, tan cercano a nuestros sentimientos.
    ¡¡¡Enhorabuena!!!

  67. Clara

    Temi avvincenti di grande interesse che meritano maggior approfondimento. Spero che ciò avvenga nel nuovo libro dell’autore

  68. silvia

    Sapere di vivere i miei giorni in modo così inconsapevole su ciò che sta accadendo su certe popolazioni mi lascia tanta amarezza. La tua esperienza è una grande risorsa e saperla raccontare bene è il modo migliore per stimolare la gente a riflettere…spero che continuerai a farlo ancora.
    Intanto non vedo l’ora di leggere il libro.

  69. lele

    straordinario questo racconto! ti prende dalla prima riga, riuscendo a trattare con intensità eppure anche con sobrietà una serie di temi delicati, non facili, che bisognerebbe approfondire piu’ spesso

  70. maricla b.

    Molto interessante, grazie a Luis Devin per aver aperto questa piccola finestra sul mondo lontano dei pigmei.

  71. Loretta

    E noi? Altro che rapporto equilibrato e profondo con la natura! Periodicamente si ripetono disastri come quelli di questi ultimi giorni, dovuti anche a incuria e disprezzo per l’ambiente, regole non rispettate, arroganza nella gestione di un patrimonio di tutti. Quanto rispetto e ammirazione traspare dalle parole dello scrittore per il piccolo popolo della foresta,che ci dà una lezione di vera “umanità”.

  72. Rita

    Fantastico! Ma anche triste….

  73. Monica

    Spero in questa esistenza, di poter toccare con mano tutto ciò che ci regali con la tua esperienza ! Che meraviglia, modelli di onestà e purezza ! sembrano quasi irreali per i tempi attuali, grazie

  74. demetrio musolino

    Che bel libro! Che bravo ricercatore e che otttima persona! Complimenti

  75. Antonella

    Questo romanzo ci riporta alla unica verità di cui possiamo essere certi di questo Mistero che è la vita: SIAMO UNO! E’ancora una occasione per Esserci in questa verità per vivere in solidarietà in qualunque foresta ci si trovi.Grazie Louis!

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