Flavia Piccinni sulle riviste letterarie (e Granta Italia)
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Riviste letterarie? Agli italiani piacciono ancora

Dalla storica “Nuovi Argomenti’; all’internazionale “Granta”, alla neonata “Watt”. L’offerta cartacea resiste all’incalzare del web, e al numero esiguo di lettori. Com’è possibile?

di Flavia Piccinini

(Il Riformista, 8 giugno 2011)

 

In Italia non si legge. E non c’è bisogno dei dati Istat sullo stato della lettura nel corso del 2010, quelli che hanno rivelato che solo il 46,8% della popolazione sopra i sei anni ha letto almeno un libro per piacere durante l’intero anno, per scoprirlo. Eppure le riviste letterarie vanno alla grande. Il loro fermento è sottile e invisibile, tanto che lungo la penisola si attesta la presenza di quasi cinquanta redazioni frutto di altrettante testate, cartacee e online. Diventa allora lecito domandarsi: sarà vero? A quanto pare sì. Almeno guardando i partecipanti al Birra, goliardico acronimo dietro cui si nasconde Bagarre Internazionale Riviste Alternative, e facendo un giro in libreria, più che in edicola.Solo nell’ultimo mese hanno esordito due nuove riviste completamente differenti fra di loro per progetto editoriale, ambizioni e fondi a disposizione. La prima si chiama Watt, è stampata in 1500 copie ed è frutto dell’intenzione ambiziosa di due studi editoriali, Oblique e Ifix. A capitanarla c’è l’intraprendente Leonardo Luccone che spiega: «Non ci interessa distinguerci. Ci interessa pubblicare i contributi che ci colpiscono, su cui vogliamo investire. Ci interessa che questi segni stiano bene insieme e che emerga la nostra idea di editoria». 

La seconda è l’edizione italiana di una delle riviste più popolari del mondo. Quella Granta che, nata nel 1889, venne resuscitata nel 1979 dallo scrittore e giornalista statunitense Bill Buford. «L’edizione italiana si unisce a quella inglese portoghese e spagnola, e nasce dalla volontà di pubblicare il meglio della narrativa contemporanea. Non a caso, per i contributi italiani abbiamo scelto quegli autori che, per prossimità o per contrasto, ci sembravano interessanti per il tema del primo numero, il lavoro» spiega Michele Rossi, editor della casa editrice milanese Rizzoli e membro della redazione. Spazio quindi a Doris Lessing accanto a Silvia Avallone, Salman Rushdie vicino a Francesco Piccolo. «Il prossimo numero uscirà a novembre e tratterà di sesso» rivela Rossi.

Se su Granta, almeno per adesso, non ci sarà spazio per gli esordienti, diverso è il discorso perla storica rivista mondadoriana Nuovi Argomenti fondata a Roma nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia. Nella sede storica di via Sicilia, sono passati tutti i grandi nomi della letteratura italiana, da Pier Paolo Pasolini a Enzo Siciliano. Eppure il metodo di selezione, come spiega Carlo Carabba, segretario di redazione nonché autore dell’intenso Canti dell’abbandono (Mondadori), è decisamente democratico: «Nuovi Argomenti nasce in una riunione di redazione mensile, cui partecipano direttori, redattori e collaboratori fissi. Scorrere gli indici è impressionante per il numero e la varietà di autori fondamentali e diversissimi che hanno pubblicato, prima o dopo, sulla rivista, come se il criterio in fondo fosse sempre stato più inclusivo che esclusivo». Nell’elenco spiccano Roberto Saviano, Paolo Giordano, Chiara Valerio, la finalista al premio Campiello Federica Manzon e Mario Desiati, candidato finalista allo Strega e a lungo coordinatore redazionale della rivista. Esattamente come Watt e Granta, anche Nuovi Argomenti guarda al web ed entro fine settembre avrà il suo sito intemet con una selezione di inediti e l’archivio dei numeri usciti dal 1996 a oggi.

In fondo, da sempre il web è un terreno fertile per le riviste letterarie, almeno quelle alternative dove i soldi sono pochi e le difficoltà numerose. In principio furono la bolognese Eleanore Rigby, FaM e Nazione Indiana che continua ad animare, in alcuni casi incendiare, il dibattito culturale. La lista però è lunga: c’è Colla, Toilet, Catrame e altre decine di testate dai nomi altrettanto fantasiosi che scoprono autori, promuovono libri più o meno conosciuti.

Il passaggio dal web al cartaceo è difficile, ma non impossibile. Esemplare il caso di Terra Nullius, attivissima webzine fondata nel 2004 che a novembre ha esordito anche nella sua versione cartacea. «Il sito col tempo è passato da poche decine di visite giornaliere a oltre mille, e così abbiamo deciso di fare il grande passo. Il merito è anche delle attività collaterali portate avanti in questi anni: presentazioni, feste, letture, eventi e ben due antologie cartacee con i migliori autori apparsi su TN» spiega lo scrittore e fondatore della rivista Gianluca Colloca. Dal web al cartaceo è anche l’iter della seguitissima free press Satisfiction, fondata da Gian Paolo Serino e battezzata come «la prima rivista di critica letteraria che rimborsai libri consigliati». Il nuovo numero ven* distribuito in anteprima al concerto di Vasco Rossi a San Siro i116 giugno, e sarà stampato in ben 500.000 copie. Un successo che Serino si spiega così: «Il lettore vuole un dialogo con i critici e con lo scrittore. Non ne può più del marketting. Dei critici letterari che diventano pubblicitari». E così, mentre le librerie si popolano dei nuovi numeri di Alfabeta 2, Pulp e della raffinata Il primo amore, la domanda è sempre la solita: che senso ha pubblicare tante riviste in un paese con così pochi lettori? La risposta più convincente viene proprio da Serino: «In teoria non avrebbe senso, in pratica sì». Già, sembra che sia proprio così.

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