Mattia Signorini, Parcheggi
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Secondo il rapporto della stradale tutto quello che rimaneva del signor Steiner era un taccuino. Al commissariato, quella mattina, più di qualcuno si stava domandando che razza di storia fosse mai quella.

Solo due giorni prima il signor Steiner si era presentato di persona per denunciare la scomparsa di una donna. L’appuntato che aveva il compito di redigere il verbale pensò da subito che si trattasse di un mezzo svitato. E che avesse anche un gran gusto per i vestiti.

Valentina Sommariva - www.valentinasommariva.com

Di certo roba che viene dall’Inghilterra, pensò mentre batteva i tasti sulla vecchia tastiera del computer.

Il signor Steiner non fu molto d’aiuto. Raccontò la sua storia facendo attenzione a scandire le frasi con lentezza, come se pronunciarle a un ritmo diverso potesse farle scomparire.

“Quindi non conosce nemmeno il suo nome”.

“No”.

“Non sarà per niente facile rintracciarla. Questo lo sa, vero?”

“Lo sospettavo”.

“Un parcheggio in costruzione, dice”.

“Sì”.

“Senta, le posso fare una domanda?”

“Prego”.

“Che cosa ci faceva lei, in piena notte, dentro un parcheggio?”

Da qualche tempo il signor Steiner aveva sviluppato una certa ossessione per i rumori. Aveva notato che in quella città era assente ogni forma di silenzio. Un pensiero che lo faceva uscire di testa.

Per questo motivo, ultimamente, dopo il tramonto usciva di casa e vagava per le strade.

Se qualcuno gli chiedeva dove se ne andasse, nel bel mezzo della notte, lui rispondeva: “A cercare un posto dove starmene in pace”.

Era uno fatto così.

“E quindi anche l’ultima volta vi siete incontrati in un parcheggio” continuò l’appuntato.

“Sì”.

“Sotterraneo”.

“Quattro piani. Un parcheggio niente male”.

Quando il signor Steiner se ne andò, l’appuntato mandò una squadra mobile a controllare quel posto. Lo fece più per dovere d’ufficio, che altro.

Perlustrarono le scale e i garage, uno per uno. Erano numerati.

Nel garage numero 47 trovarono una borsa di pelle nera. Dentro la borsa c’era un portafoglio con alcuni contanti, un bancomat, una carta di credito e un documento d’identità. La foto della donna corrispondeva alla descrizione data dal signor Steiner.

Si chiamava Clarissa e abitava in uno dei palazzi del centro. Aveva due figli e un marito, che a sua volta ne aveva denunciato la scomparsa.

Il parcheggio fu posto sotto sequestro. Venne rivoltato da cima a fondo, ma della donna neanche l’ombra. Si era come dissolta. Nel nulla.

Il giorno prima, durante la stesura del verbale, il signor Steiner raccontò che l’aveva incontrata in un bar. Si era fermato per un caffè, prima di visitare il suo terzo parcheggio. La donna gli disse che aveva finito di lavorare e voleva prendersi un po’ di tempo per sé prima di tornare a casa. Quel bar era un buon posto, per farlo.

“E lei dove sta per andare?”

Il signor Steiner si soffermò sul suo viso. Stava per rispondere qualcosa di vago, ma all’ultimo momento disse tutt’altro.

“Ad ascoltare il silenzio”.

Le raccontò la faccenda dei parcheggi in costruzione.

“Quando i lavori saranno ultimati là dentro ci sarà un rumore del diavolo. Automobili che entrano ed escono a tutte le ore del giorno e della notte, provi a immaginarlo”.

Fece una pausa. Poi disse un’ultima cosa.

“Ma fino a quel momento sembrano essere gli unici posti in cui i rumori se ne stanno alla larga. Se non ha niente da fare, può accompagnarmi”.

La donna pensò che il signor Steiner fosse un mezzo svitato. Poi ebbe un’immagine, netta, sulla sua vita: diritta e senza sorprese. Come una linea su un foglio.

Se tornerò a casa un po’ più tardi non morirà nessuno, pensò.

Alzarono la rete di plastica arancione su cui era appeso un cartello di divieto. Entrarono in un piccolo parcheggio a un solo piano.

Il signor Steiner fece un gesto nell’aria. La donna inclinò leggermente il capo. Forse accennò un sorriso. Ma c’era buio, e il signor Steiner non ne fu poi tanto sicuro.

Si avvicinarono. Come se fosse una cosa inevitabile. E fecero rumore.

Da quel giorno si incontrarono una volta alla settimana.  Andavano a visitare i nuovi parcheggi in costruzione. Non era poi difficile trovarne, in una città grande come quella. C’erano più cantieri che asili.

Il signor Steiner aveva l’abitudine, appena tornato a casa, di appuntare in un taccuino le sue perlustrazioni. Tutto quello che trovarono di lui, quarantott’ore dopo il giorno in cui si presentò al commissariato, fu proprio quel taccuino. L’episodio relativo alla sparizione della donna era il numero 14.

Il commissario lesse tutto con attenzione. Erano scritte solo quindici pagine. Per il resto, fogli bianchi. Poi lo passò all’appuntato.

“Lei ci capisce qualcosa?”

L’appuntato lesse a sua volta.

A dire il vero, non ci capiva proprio niente.

 

 

Parcheggio n.1

Centro storico

Lavori in fase iniziale.

Il rumore dei miei passi sul cemento grezzo.

 

 

Parcheggio n.3

Periferia nord

Lavori in fase iniziale.

Il rumore dei nostri passi sul cemento grezzo, due bocche, il bottone dei miei pantaloni, la mia cerniera, la sua bocca, respiri: densi, la mia cerniera, il bottone dei miei pantaloni, i nostri passi sul cemento grezzo.

 

 

Parcheggio n.7

A ridosso di un parco

Lavori in fase avanzata.

Il rumore dei nostri passi sul cemento grezzo, due bocche, cappotti che cadono a terra, il bottone dei miei pantaloni, la mia cerniera, la sua gonna che cade a terra, respiri: densi, lei che si infila la gonna, la mia cerniera, il bottone dei miei pantaloni, noi che ci infiliamo i cappotti, i nostri passi sul cemento grezzo.

 

 

Parcheggio n.10

Parcheggio n.11

Calligrafia illeggibile

 

 

Parcheggio n.14

Circonvallazione est

Lavori quasi ultimati.

Il rumore dei nostri passi sul cemento grezzo, due bocche, cappotti che cadono a terra, il bottone dei miei pantaloni, la mia cerniera, la sua gonna che cade a terra, respiri: densi, lei che si infila la gonna, la mia cerniera, il bottone dei miei pantaloni, noi che ci infiliamo i cappotti. Silenzio. La sua voce: “Si potrebbe anche scomparire dal mondo, adesso”. Silenzio. La sua voce: “Vai, io resto qui ancora un po’”.

 

 

Parcheggio n.15

Zona sud. Appena fuori dal centro

Lavori in fase iniziale

Il rumore dei miei passi sul cemento grezzo, click della penna a sfera, inchiostro sulla carta, colpo di tosse. Silenzio. La mia voce: “Scomparire dal mondo senza fare rumore, già”. Silenzio.

 

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