Giorgio Scianna, I dodici passi
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Passo 1

Ho ammesso di essere impotente di fronte al sesso, e di non poter più controllare la mia vita.

Lo ammetto. E’ il sesso che controlla la mia vita. Credo sia così, almeno. Le percentuali sono le stesse di quasi tutti i sex addicted: 30% sesso agito, 30% sesso virtuale, il restante 40% è una camera di compensazione che si può riempire di qualsiasi cosa. Delle variazioni possibili almeno. La lista delle perversioni, alla fine, è incredibilmente corta.

Non credo che sia questo comunque il problema. Il problema, l’unico problema, sta nel fatto che non riesco più a fare… altro. Il cinema per esempio, ci ho provato un sacco di volte ad andarci, poi, un giorno prima, anche un’ora prima, penso che preferisco altro. Basta una chiamata, scegliere sull’agenda un numero da chiamare. È quello il punto. Un film dura dai 90 ai 130 minuti di solito, poi magari bisogna andare a bere una birra perché c’è sempre qualcuno che propone di andare a bere una birra, e alla fine sono 200-250 minuti buttati via. Sono un’intera serata. Non me ne frega un cazzo di andare al cinema. Alla fine, magari sto già uscendo di casa, già penso a questa cosa e mando all’aria tutto.

Ieri sera ce l’ho fatta, comunque. Me l’ero appuntato sul post-it giallo e alla fine sono andato al multisala di corso Vercelli. Spettacolo delle 20. E’ stato orribile. Ho visto i film sui cartelloni, non ce n’era uno che mi interessasse di più, alla fine ho scelto quello che mi sembrava più corto. Nell’intervallo, hanno cominciato a sudarmi, a tremarmi le mani, il respiro mi arrivava a raffiche. Sono andato via che mancavano cinque minuti alla fine. Era tardi per chiamare qualcuno. Sono corso a casa a scaricare da youporn qualsiasi cosa mi si apriva. A caso. Ho acceso il pc che avevo ancora il cappotto addosso.

Beh, il passo 1 credo di averlo fatto.

I passi 2 e 3 li ho cancellati. Non credo serva farli tutti, del resto. L’opuscolo non diceva niente.

L’ho letto in rete che i gruppi di auto-aiuto utilizzavano il metodo dei dodici passi. Io non sapevo cosa fosse. Praticamente hanno copiato il metodo degli alcolisti anonimi e hanno cambiato le parole. Dove c’era alcol ci hanno messo sesso. Praticamente una stronzata, non è altro che una lista continua, un elenco continuo di quello che hai fatto, una specie di diario incomprensibile per disadattati, ma almeno non c’è nessun medico con cui devo parlare.

I passi 2 e 3 li ho cancellati però. Ho tolto tutti i passi che riguardano Dio perché non so cosa farmene e ne sono rimasti solo 5.

 

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Passo 4

Ho proceduto a un inventario morale profondo e coraggioso di me stesso.

Questo davvero non so che cazzo vuol dire.

 

Passo 8

Ho scritto una lista di tutte le persone a cui ho fatto del male, e ho deciso di far ammenda verso queste persone.

Laura

Jennifer

Patrizia (forse)

 

Ancora passo 8

Laura Jennifer Patrizia. Non credo ce ne siano davvero altre. Non negli ultimi mesi. Il sex addicted cerca confratelli. È. più economico. Se mando un messaggio a una ragazza che non sento da prima dell’estate per chiederle se mi raggiunge a casa dopo l’una di notte, non credo che lei si aspetti i fiori il giorno dopo.

LauraJenniferPatrizia.

Jennifer e Patrizia sono storie recenti, di qualche mese fa quando una qualche forma di fidanzata era ancora possibile. Credo che siano rimaste incastrate in qualche mia frase di troppo… ok niente trucchi… mi è scappato che ci tenevo a loro… l’ho detto per più di un mese. Non era un modo per trattenerle, mi ha fatto piacere che lo credessero. Mi ha fatto piacere crederci.

L’ammenda l’ho fatta con entrambe nello stesso bar di Moscova.

“Scusa” Non ho detto altro. Jennifer mi ha accarezzato la guancia come a un bambino. Si è lasciata pagare il prosecco, mi ha parlato del suo nuovo ragazzo di Busto ed è restata fino alla fine senza capire perché le avessi chiesto quell’appuntamento.

Patrizia non si è neppure seduta. È rimasta in piedi, davanti al bancone dei tramezzini, col cappotto ancora allacciato. Mi ha solo detto che potevo andarmene al diavolo, che aveva avuto crisi di ansia con attacchi di vomito per un mese, tutte le sere, dopo che ci eravamo lasciati e che del passo 8 non gliene fregava un cazzo.

Quanto a Laura, non risponde al telefono. Ma chi ha pensato al passo 8 non deve avere pensato che tre anni insieme possono lasciare cicatrici grosse lunghe come matite.

 

Passo 9

Ho fatto direttamente ammenda verso le persone con cui mi sono comportato male quando possibile, salvo nei casi in cui questo avrebbe potuto recar danno a loro e ad altri.

Credo proprio che per Laura un danno lo sarebbe. Visto che ha tagliato la mia faccia da ogni fotografia come fanno gli assassini alle loro vittime nei film horror, il solo fatto di comparirle davanti sarebbe un danno. Ma me lo sono chiesto. Anche se non le dirò mai più niente, non le telefonerò, non potrò mai più comunicare con lei in nessuna forma animale e sociale, mi sono chiesto qual è la cosa peggiore, davvero la più brutta che le ho fatto. E mi viene in mente sempre la stessa. Non le balle che le ho dovuto raccontare negli ultimi otto mesi o gli asciugamani che le ho visto usare e che volevo strapparle di mano perché li avevo appena usati io tornando da fuori, asciugandomi quello che mi portavo addosso. L’unica cosa che mi viene in mente è solo la storia del cane.

Laura aveva un beagle, si chiamava Lorenz, l’aveva chiamato così per quel tizio che si chiamava Lorenz e amava gli animali come lei. Beh, quando lei faceva tardi dal lavoro mi chiedeva di portarlo al parco, e io lo portavo dentro al Sempione.  Lo sanno tutti che un uomo col cane fa gli incontri perché le donne si fidano degli uomini col cane. Ho rimediato un sacco di indirizzi mail in questo modo. Comunque, lei era in tuta, stava facendo stretching contro la staccionata e abbiamo cominciato a parlare. Non ricordo la sua faccia, ma sono sicuro che abbiamo parlato di dove tenere l’ipod se è meglio metterlo in tasca o legarlo al braccio mentre si corre. La mani hanno cominciato a tremarmi, non mi era mai successo, di solito mi succede quando sono solo, quando mi manca qualcosa. Le ho passato una mano sulla guancia perché le dita smettessero di muoversi, e lei non mi ha respinto. Ci siamo allontanati dopo qualche minuto. Dove c’è il laghetto verso l’Arco della Pace c’è una specie di gabbiotto e la sera non c’è nessuno, non mi sono allontanato per più di dieci minuti. Lorenz l’avevo legato col guinzaglio a una panchina a venti, trenta metri da me, quando mi alzavo sui fianchi potevo vederlo. Mi ricordo solo l’etichetta Puma delle sue scarpe che schiacciavo contro di me e Lorenz che, sono sicuro, per un paio di volte ha fatto il giro intorno alla panchina.

Dieci minuti. Quando sono tornato ho trovato solo il guinzaglio, legato al palo.

Mi sono messo a correre, ho sbraitato a quella donna di andarsene, credo di avere urlato con tutte le mie forze, forse l’ho strattonata perché se ne andasse. Sono rimasto non so quanto lì dentro, non so quanti giri ho fatto lì intorno, a quante persone ho chiesto se l’avessero visto.

Il giorno dopo Laura ha attaccato dei cartelli agli alberi con la foto di Lorenz, io l’ho aiutata a farlo.

 

Passo 10

Ho continuato a fare il mio inventario personale, e quando mi sono trovato in torto l’ho ammesso.

È l’ultimo. I passi 11 e 12 li ho tolti perché c’era troppo Dio.

10. Devo finire solo questo.

Intorno le persone mi guardano, le vedo che mi guardano. Non capiscono perché di colpo mi metta a cercare ossessivamente nello zainetto finché non trovo un pezzo di carta e una penna.

Scrivo. Non faccio altro. Sui quaderni. Negli spazi vuoti del giornale. Sul biglietto della metro dove non ci sono i segni.

Scrivo elenchi di nomi di cui nessuno mi chiede conto.

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