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Granta n. 3 su “Rolling Stone”

Alcide Pierantozzi recensisce il n. 3 di Granta Italia su “Rolling Stone”

 

Sempre più edizioni straniere per Granta

http://www.nytimes.com/2012/09/04/books/granta-expands-its-foreign-editions.html?_r=3&pagewanted=all

Io leggo Granta

Scopri in questo video chi legge e chi scrive Granta: da Salman Rushdie a Edwidge Danticat, da Mark Haddon ad Adam Foulds…

 

Francesca de Lena, Tempesta

(segnalato da Lalineascritta Laboratori di scrittura)

 

Dovevamo fare l’amore.

Ed eravamo piccoli.

Non volevamo stare insieme per sempre, volevamo solo toccarci.

Passeggiavamo sulla banchina bianca da poco riverniciata da Don Procolo, che, come tutte le primavere, la rimetteva a nuovo prima che venissero agganciati i pontili per attraccare le barche.

D’inverno non c’erano i pontili, e non c’erano nemmeno le barche, c’era solo la banchina, poco illuminata, con le onde che si rifrangevano e facevano rumore.  Noi stavamo lì a guardare l’onda che si avvicinava e, quando stava per arrivare,  scappavamo via, perché per l’impatto l’acqua si alzava e, se ci prendeva, tornavamo a casa con i vestiti zuppi, e poi ci toccava fare il bagno caldo ed essere asciugati con il phon.

D’estate, invece, il porto diventava più piccolo perché montavano i pontili per le barche che arrivavano a decine. Alcune ripartivano, altre si fermavano tutta la stagione, e sembrava che il posto per le onde non ci fosse più. D’estate venivano pure i guardiani delle barche, ogni anno uno diverso e noi non sapevamo perché. Non potevamo chiederlo, non erano mai del posto e ci era proibito parlargli. Erano tutti giovani, o non troppo vecchi, e senza fidanzata. read more

Eduardo Savarese, Non passare per il sangue

(segnalato da Lalineascritta Laboratori di scrittura)

 

La disco è ancora mezzo vuota e passano la prima ora a parlare al banco e a bere cocktail meschinamente annacquati, dai nomi disperatamente esotici. La gente che si riversa nell’ora successiva è un’onda di teste, ricci, bocce calve, gel, spume, rasta, piercing, che cresce e monta come un maremoto mite che culla il cervello svagato di Luca.

Balla per ore senza fermarsi. Tommaso gli porta da bere ogni tanto e ci prova, con le mani affusolate che volteggiano sulla testa di Luca, lungo il polso tatuato, sui fianchi, e lui sfugge, saltellando in angoli remoti, a fianco a gruppi di ragazzi sconosciuti che lo guardano di sottecchi, strusciando le spalle di ragazze sole, fino a insinuarsi ai piedi di cubi dove troneggiano muscoli e cosce. Giovanna gli passa le mani tra i capelli e sul collo, Adolfo fa la faccia storta, ridono tutti come scemi, alzano le braccia. Odore di ascelle, sudore aggrumato sulle pance. Che dejà vu, pensa Luca, mentre Tommaso lo imbocca di un cioccolatino ripieno e gli dice qualcosa sullo stomaco sottosopra per il troppo alcool, che dejà vu, ma qui c’è già stato? No, non c’è già stato, qua dentro. Ma questo stesso stordimento assordato ha preso piede quando la bara vuota è sbarcata nel forte, in Afghanistan, per ripartire ancora vuota verso l’Italia; è stato il punto di partenza degli strani atteggiamenti, dei mormorii, delle tensioni, e poi sono venute le pasticche per dormire e quel suo stramaledetto exploit davanti a mezzo reparto, e la visita in ambulatorio, e il consiglio vivissimo di starsene a riposo…

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Luca Mercadante, Come la prima volta

(segnalato da Lalineascritta Laboratori di scrittura)

 

Me la ritrovo davanti in autobus, mentre vado a lavoro al policlinico. È una ragazzina, non dovrei fissarla così, ma sono catturato da una sensazione di familiarità che non capisco. È come se tutti quelli che le stanno intorno fossero piombati nel buio e, dall’alto, un faro la illuminasse tra la folla, solo per me.

Alla prima fermata mi faccio spingere verso di lei dalla corrente di pendolari in entrata. Osservo l’uomo al suo fianco, ha la mia età e da quello che si dicono, deve essere il padre, perché comincia ogni frase con un «Di’ a tua madre». È lui che conosco? Possibile. Avremmo frequentato la stessa l’università o chissà cos’altro, penso, ma è lei che continuo a guardare. read more

- L’orizzonte del porno

kiss-nc copia

Usato tutta la carta; il cassetto vuoto; cartuccia di ricambio inutile; il processore emana un ronzio freddo; la stanza soffiata di gelo e toner; davanti alla finestra, due alberelli cacati dai cani; il cielo, uno scudo d’argento contro chi gli chieda aiuto; dietro di me il termosifone rotto che non ha compassione.

 

Avevo iniziato così il primo racconto alla scuola di scrittura creativa di Fabrizio. Unendo le prime righe di un racconto di Kafka e il computer. A me faceva schifo – d’altra parte non pensavo di rimanere lì per più di tre o quattro settimane – a lui piacque. Mi promosse, correggendo però, solo dell’incipit, tutta la prima riga (nella struttura) e quasi tutta la seconda (“fuori dalla” al posto di “davanti”, “pisciati” al posto di “cacati”). Due settimane dopo coordinavo un gruppo di disgraziati pieni di entusiasmo: tutti volevano sapere il segreto di come si scrive qualcosa di seriamente divertente ed emozionante. Anche di questo mi stancai molto presto, e sarebbe durato ancora meno se circa a due terzi del mio periodo didattico Fabrizio non mi avesse confessato il piacere che lo prendeva a vedermi correggere i compiti dei suoi studenti al posto suo.

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Una fiera per l’immagine MIA – Milan Image Art Fair

Grande affluenza di pubblico alla edizione 2012 di Milan Image Art Fair (MIA, dal 4 al 6 maggio, 2012, Milano, SuperstudioPiù), che si avvia così a diventare il punto di riferimento italiano per il mercato dell’immagine fotografica. La formula è quella di una grande manifestazione contenitore: oltre allo spazio espositivo vero e proprio, strutturato in micropersonali per ogni singolo stand anziché nel solito pastiche di più autori tipico delle fiere, altre sezioni integrano il programma di tre giorni. Workshop, incontri e tavole rotonde, un consistente spazio dedicato all’editoria (trentaquattro tra editori e librerie di fotografia) ed un programma curatoriale di antologiche e collettive. Ha avuto successo la possibilità data dagli organizzatori agli artisti di poter acquistare uno spazio in autonomia: il 50% degli “indipendenti” della scorsa edizione ha trovato quest’anno una galleria, confermando il ruolo promozionale di questa manifestazione. Una consistente sezione, in un padiglione a parte, è stata dedicata alla fotografia di moda, un settore che con i suoi interpreti più storicizzati (qui presenti, tra gli altri, Herb Ritts, Albert Watson, Michel Comte), sapientemente incrociati con opere meno professionali (Andy Warhol, Malick Sidibé, Ugo Mulas), trova la sua conferma di mercato anche in Italia. read more

Che cosa si fotografa quando si fotografa in Italia

Sintonizzare la sezione fotografica di Granta Italia con il tema del terzo numero – dedicato ad esordienti assoluti – è stato un tuffo nel magma iridescente della fotografia italiana. I criteri della selezione delle immagini sono stati analoghi a quelli dei racconti: nessuno tra questi sette fotografi ha mai pubblicato un libro. Tutti sono invece presenti sul web, il non-luogo dove la fotografia sta rifondando la propria presenza nel mondo dopo il Novecento. read more

- Il tocco della miseria

© Carolina Ricciulli - www.carolinaricciulli.it

Si pensa che gli enormi stravolgimenti riguardanti le persone si compiano sempre nel ventre di scene madri; una malattia, per esempio, incurabile, di morte veloce o curabile solo un minuto prima della morte e lunga e logorante tanto da alludere a una rinascita e quindi a una vita nuova, così a un grande stravolgimento; o a un assassinio, a un’altra morte che subisci in modo differente, inaspettato a cui inizi a pensare solo un istante dopo che è accaduto o lo hai saputo e la sua eco si ripete costantemente, ti assilla con E se io, e se io con tanto metodo da fare di te non più ciò che sei stato ma ciò che saresti potuto essere se quel giorno avessi deciso di tenere tuo fratello in casa, per esempio e sottrarlo così alla mano dell’uccisore; o al giorno in cui avete confessato a una vostra amante di amarla completamente ignorando l’infelicità che sarebbe seguita, la rinuncia alla tranquillità, l’autorizzazione che le avete concesso a derubarvi e ingannarvi e ancora mentirvi – ricattabili fino al midollo –, tutto, lasciandole tutto, attraversarvi la mente, tenervi in sospeso, divorarvi la vita (perché questo vogliono le amanti, annullare la nostra storia, portarci all’anno zero della nostra esistenza, prima della ricchezza, prima della famiglia che abbiamo costruito, del lavoro che abbiamo scelto: ci odiano, le nostre amanti e con insistenza), come i ratti della mafia cinese messi in gabbia sullo stomaco dei torturati, e scavano sulla pelle fino alle interiora, velocemente con denti e artigli e fame e incomprensione – vogliono solo una via d’uscita, i ratti, non la vedono neppure la persona –  fin dove è morte per la libertà che la gabbia sospesa in testa non gli permette, nemmeno Dio giudicherebbe il ratto per tanta infelicità terrena; o, anche, quando muore tua madre e smetti d’esser figlio per sempre. read more