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I dodici passi

Passo 1

Ho ammesso di essere impotente di fronte al sesso, e di non poter più controllare la mia vita.

Lo ammetto. E’ il sesso che controlla la mia vita. Credo sia così, almeno. Le percentuali sono le stesse di quasi tutti i sex addicted: 30% sesso agito, 30% sesso virtuale, il restante 40% è una camera di compensazione che si può riempire di qualsiasi cosa. Delle variazioni possibili almeno. La lista delle perversioni, alla fine, è incredibilmente corta.

Non credo che sia questo comunque il problema. Il problema, l’unico problema, sta nel fatto che non riesco più a fare… altro. Il cinema per esempio, ci ho provato un sacco di volte ad andarci, poi, un giorno prima, anche un’ora prima, penso che preferisco altro. Basta una chiamata, scegliere sull’agenda un numero da chiamare. È quello il punto. Un film dura dai 90 ai 130 minuti di solito, poi magari bisogna andare a bere una birra perché c’è sempre qualcuno che propone di andare a bere una birra, e alla fine sono 200-250 minuti buttati via. Sono un’intera serata. Non me ne frega un cazzo di andare al cinema. Alla fine, magari sto già uscendo di casa, già penso a questa cosa e mando all’aria tutto. read more

Massacri

Dice che va bene, poi leva la maglia. Il tatuaggio sopra il seno destro rappresenta una grande rosa stilizzata. Condivide lo stile con la lucertolina che sto per vedere nel guado dell’inguine. Non mi ero mai posto il problema se potesse avere tatuaggi o meno.

Vado verso di lei, la bacio in bocca. Mi fa passare le braccia dietro la nuca per trattenermi un attimo, poi lascia. È calda, è morbida, il suo profumo è un profumo che conosco ma che non riconosco. La bacio sul collo, risalgo alla faccia. Con la destra va a prendermi il cazzo e lo stringe. Oggi pomeriggio mentre mi intervistava era professionale, elegante in maniera scontata, una telecamera del digitale terrestre di Mediaset ci riprendeva. Oggi pomeriggio mentre mi intervistava io ero uno scrittore. Allo stato attuale siamo due mammiferi, abbiamo ripreso a baciarci in bocca ma lei non smette di stringermi il cazzo. Scendo di nuovo con le labbra, e stavolta arrivo alla rosa.

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- Casta diva

Tomoko Nagao, Vibrator 2 (2008) - www.tomokonagao.info

Quando uscii dall’ascensore, Sumiko era già sulla porta, indossava uno yukata corto, rosso e oro, e aveva i capelli raccolti in maniera disordinata. La trovavo eccitante. E non pensavo ad altro mentre mi mostrava la casa, occidentale nell’arredamento ma con la tipica struttura giapponese. L’odore di palude, dato dai tatami, aleggiava mite. Anche se la seguivo distratto non potei ignorare la presenza, in ogni ambiente, della riproduzione di un dipinto di Botero. Quei corpi dilatati mi colpirono. E quando riportavo lo sguardo sui fianchi sottili di Sumiko mi parevano ancora più desiderabili. read more

Conversations – Fotografie della Bank of America Merrill Lynch Collection

Conversations – Fotografie della Bank of America Merrill Lynch Collection

Museo del Novecento, Milano - 30 settembre 2011 – 15 gennaio 2012

 

 

Viene da Boston e va a Dublino una delle più importanti collezioni di fotografia del mondo, ancora per pochi giorni in mostra a Milano. La selezione italiana, curata per il Museo del Novecento dal conservatore del Civico Archivio Fotografico di Milano, Silvia Paoli, offre lo spaccato di una collezione nata alla fine degli anni Sessanta per la committenza di una grande banca statunitense. Incoraggiata dai primi successi della fotografia alle aste e dai fondi pubblici e privati elargiti ai fotografi per le loro ricerche, chiari indizi di un sistema di mercato in espansione, la banca decise di investire anche in questa forma artistica, attraverso gli occhi e le scelte di uno dei suoi studiosi più famosi, Beaumont Newhall, gestore di molte collezioni, tra cui quella della George Eastman House. La banca è oggi main sponsor del Museo del Novecento insieme all’italiana Finmeccanica, naturale quindi prevedere una sosta milanese per questa mostra, inserita nel più ampio programma Art in our Communities di Bank of America Merrill Lynch. read more

La pesca

Nella consapevolezza estrema dello sfaldarsi definitivo del corpo, decido di partire ancora una volta. In tutto lo schifo che resta di me che sono vecchio, maschera che tutti fa ridere e che, nel riso, nessuno veramente vede, parto. Dovrei indossare un costume da coniglio, in questa ultima partenza. Invece indosso questa carne consumata, accartocciata. Questo scarto di me, questa ultima cosa di me. Di me che sono stato solo tutta la vita. Di me che sono stato inguardabile e incravattato tutta la vita, a passare le telefonate e a spalancare la porta blindata sul retro di una filiale di banca. Di me che nemmeno il prestigio irrisorio di stare dietro uno sportello, ho avuto. No, semplicemente lo smistamento, incravattato, con i capelli sempre stirati, col mio naso enorme, spaventoso, a dire ottocento volte al giorno “buongiorno”. Di me che tornavo a casa ginocchioni davanti al televisore, ginocchioni davanti ai miei libri, ai miei video porno, al niente osceno che sempre mi rimandava lo specchio. Guardavo gli altri, e nella visone c’era sempre il mio naso. Nello specchio le mie guancie gonfie, anche. Quella maschera ordinaria che spaventava tutti. Ora che sono vecchio e la pelle mi cade, spavento più nessuno. Potrei essere un nonno ridicolo, quello che racconta le favole buone, quello da prendere per le orecchie o per il nasone, quello da arrampicarsi sui rami secchi delle gambe, quei rami pronti a spezzarsi,  quelle gambe pronte al cedimento fulmineo. read more

El viejo verde

“Le ragazze ti uccideranno, Jorge.” Lo pensavo uscendo dalla libreria, riflettevo: “Dovremmo stare lì, a Buenos Aires, a proteggerti da te stesso”.
Mi sentivo allegro, leggero, sentivo di volergli bene e che sarei presto tornato a parlare con lui, a San Telmo, a curiosare tra i libri impolverati, passeggiando fra bastioni di volumi antichi e di seconda mano, pile che si innalzavano al soffitto come colonne di vecchi templi nei racconti di Borges; tra poster di film d’antan, facce di Susan Sarandon e Gabriela Sabatini che facevano capolino dagli Anni Novanta. read more

Lu canaletto

Lu canaletto

 

Curremo verso lu canaletto, ci affaccemo, ’nfilemo lu braccio dentro lu pozzo per cerca’ ’na ranocchia. Se e quando la trovemo, la sistememo in mezzo all’asfalto e aspettemo che ’a ’na macchina ci passa sopra e fa la botta: pàcchete!

È chesta la cosa che ci piace fa’ di chiù di tutte le cose, a me e all’amico mio Aldo. La facemo soprattutto mentre che aspettemo lu pulmino della scola, e Pippo, che guida lu pulmino della scola, ogni volta che sente a ’llu pàcchette bestemmia tutti quanti li dii e tutte quante le madonne del Paradiso.

“Magnò,” mi chiama col nome della casata, “io lo dico a pàrtet’, prima o poi glielo dico…”. read more

- Parcheggi

Valentina Sommariva - www.valentinasommariva.com

Secondo il rapporto della stradale tutto quello che rimaneva del signor Steiner era un taccuino. Al commissariato, quella mattina, più di qualcuno si stava domandando che razza di storia fosse mai quella.

Solo due giorni prima il signor Steiner si era presentato di persona per denunciare la scomparsa di una donna. L’appuntato che aveva il compito di redigere il verbale pensò da subito che si trattasse di un mezzo svitato. E che avesse anche un gran gusto per i vestiti.

Valentina Sommariva - www.valentinasommariva.com

Di certo roba che viene dall’Inghilterra, pensò mentre batteva i tasti sulla vecchia tastiera del computer. read more

- Interferenze

kero - www.kerousel.com

Che la mia amica Giulia T sia una cretina è ormai scientificamente provato. Tutta la serata, imperterrita, ci ha imposto la sua matronale presenza. E dire che lui per telefono mi aveva detto: “Dai usciamo”. E io, imbecille: “No, tanto lei va a dormire”. Così infatti mi aveva detto: “Io vado a dormire, vi lascio soli”.

E invece no. read more

Granta UK lancia un graphic novel d’animazione

Ispirato al racconto di Roberto Bolaño The Colonel Sea, pubblicato sul numero 117 Horror, Granta UK lancia il suo primo graphic novel d’animazione.

 

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