GRANTA – La storia

Granta viene fondata nel 1889 da alcuni studenti di Cambridge come rivista di goliardia, politica e iniziative letterarie legate all’università. La testata originale, “The Granta”, deve il suo nome all’antica denominazione del Cam, il fiume che attraversa Cambridge. Se i primi numeri sono ciclostilati di 32 pagine con una periodicità del tutto irregolare, venduti dagli studenti ai turisti di passaggio in città, meno di un secolo dopo quella modesta rivista universitaria avrebbe conquistato il mondo. In questa sua edizione originale Granta vive una stagione gloriosa, pubblicando i primi scritti di autori che in futuro sarebbero diventati celebri, come Ted Hughes e Sylvia Plath.

 

Negli anni Settanta, però, la rivista inizia a navigare in cattive acque: i soldi scarseggiano in un clima di crescente apatia. È in questo momento difficile che un piccolo gruppo di ex studenti di Cambridge riesce in modo sorprendente a rilanciare Granta, che si trasforma in una rivista sulle nuove tendenze letterarie (the magazine of new writing), in cui autori e pubblico sono estranei al mondo dell’università.

 

Il 1979 è l’anno della rinascita: sotto la leggendaria direzione di Bill Buford esce il primo numero della nuova era, con contributi di Paul Auster e Susan Sontag. L’anno successivo la rivista può già permettersi di proclamare la “fine del romanzo inglese”, pubblicando alcuni inediti di un giovane Salman Rushdie, mentre su un numero del 1983 è Buford stesso a coniare l’espressione “realismo sporco” per descrivere quel movimento letterario americano che prima della sua definizione era solo un gruppo di scrittori scollegati tra loro di cui fanno parte Raymond Carver e Charles Bukowski. Da allora “Granta” ha pubblicato molti degli autori più acclamati al mondo – tra cui Martin Amis, Saul Bellow, Bruce Chatwin, Richard Ford, Nadine Gordimer, Graham Greene, Milan Kundera, Hanif Kureishi, Doris Lessing, Ian McEwan, Gabriel García Márquez, Orhan Pamuk, Harold Pinter –, affrontando le esperienze umane più intime come i grandi temi della pace, della guerra, della famiglia, della storia, le diverse prospettive dal mondo (dall’Africa all’Australia, dall’India alla Francia e alla Germania) sugli avvenimenti politici di portata internazionale che hanno dato forma alle nostre vite. È quello che succede, per esempio, sul celebre numero del marzo 2002, What We Think of America, nel quale compaiono gli interventi di 24 autori di tutto il mondo. Sulle pagine di “Granta” i lettori hanno incontrato per la prima volta la prosa di autori del calibro di Blake Morrison, Arundhati Roy, Zadie Smith e hanno conosciuto fatti e argomenti diversissimi tra loro, dalla caduta di Saigon alla mitologia del Titanic, passando per la psicoterapia e il cricket cinese.

 

Nel 2007 la rivista cambia veste grafica, logo della testata e arriva anche on-line, con un sito sul quale gli autori possono aggiornare i loro contributi e dialogare con i propri lettori.

 

Granta non ha un manifesto politico o letterario, ma crede fermamente nel potere e nell’urgenza delle storie, che si tratti o meno di fiction, e nella loro sublime capacità di descrivere, illuminare e rendere reale. Come ha scritto l’“Observer”, «nella sua miscela di memoir e fotogiornalismo, nel suo farsi pioniera della narrativa realista contemporanea, Granta tiene la faccia incollata alla finestra, determinata com’è a testimoniare il mondo».

 

Negli anni Duemila Granta dà piena voce alla sua vocazione internazionale inaugurando nel 2004 l’edizione spagnola e nel 2007 quella brasiliana portoghese. Il mondo di Granta si arricchisce di autori e lettori, che si parlano, si ascoltano, si riflettono in un orizzonte più vasto e più aperto. È in questo spirito che “Granta Italia” apre una nuova porta, una nuova frontiera.

 

 

 

GRANTA ITALIA

Direttore editoriale Walter Siti

A cura di Michele Rossi, Giovanna Canton

Redazione Caterina Campanini, Stefano Izzo, Serena Piazza, Gemma Trevisani, Marta Treves

Photo editor Federico Del Prete

Content manager Marco Drago