PRIVATE di Giusi Marchetta
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Il libro giusto al momento sbagliato

È sicuramente Jim bottone e la banda dei tredici pirati, libro meno conosciuto di Michael Ende. Pescato nella libreria di un’amica all’inizio del ginnasio e sfogliato per ingannare il tempo mentre la aspettavo, mi ha reso impossibile metterlo via. L’ho letto d’un fiato come più tardi avrei fatto con Dahl: con in bocca il dispiacere di non averlo trovato prima, all’età in cui sarei stata una lettrice più giusta.

 

Il libro della vergogna

Non sono un’amante dei gialli o dei polizieschi ma una volta l’anno mi capita di comprare l’ultimo parto di Lucarelli e/o Picozzi che racconta di uno o più serial killer. Penso a questi come ai libri della vergogna non in relazione al libro in sé, ma per il modo in cui li leggo: quell’attenzione morbosa al dettaglio macabro, la ricerca del male che si esplica nella più disturbata delle azioni, il gusto sottile di non avere il benché minimo controllo sulle pulsioni della razza umana. E mi odio a fine lettura, mi vergogno di me. Del fatto che ci sono volte in cui chiudo il capitolo un po’ delusa e penso: “L’ha soffocata e squartata, sì, ok, ma l’ha seppellita così, senza mangiarsela?”.

 

Il libro citato e mai letto

Si tratta di saggi perlopiù. Cito cose come la società liquida e i non luoghi come dati di fatto provando una grande soddisfazione davanti all’interlocutore che annuisce e mi fa segno di andare avanti. Intanto mi chiedo se lui/lei ha letto Bauman o Augè o parliamo entrambi per sentito dire. (Meglio così, mi dico pure. Tanto siamo d’accordo con loro due volte su tre.)

 

Il libro prestato e mai restituito

Praticamente tutti. Mi è ugualmente difficile abbandonare un libro dopo che l’ho letto e chiedere indietro un libro dopo che l’ho prestato. Chi mi conosce sa che a casa mia c’è un buco nero verso cui i libri gravitano secondo traiettorie molto estemporanee.  E per quanto mi rammarichi al pensiero del libro che non c’è più o possa immaginare il risentimento del legittimo proprietario di quello che è finito in fondo a un mio scaffale, non posso fare a meno di pensare che questa cosa ci ha unito, che ha legato a doppio filo me, lui e una storia bellissima che ci siamo offerti a vicenda e poi contesi finché uno dei due non ha avuto la meglio.

 

Il libro di un discorso amoroso

Mi stupisco a pensarlo ma lo penso: Zanna Bianca. Un libro di una crudeltà che sembra sconfinata, corrosa un po’ alla volta dall’amore. Non è una storia romantica, ma la lotta contro la natura e all’interno della natura ha un che di romantico. L’amore combatte pazientemente con il freddo, la fame, la furia, la vendetta, e alla fine, come nella migliore delle tradizioni, non cancella nessuna di queste cose, ma ne cambia la direzione, il senso.

 

Il libro di un luogo da dimenticare

Il Signore delle Mosche. Contiene tutte le mie paure, il mio pessimismo, la mia mancanza di fiducia nell’umanità che affiora nei momenti peggiori. Ed è ambientato su un’isola, in mezzo a una foresta selvaggia, circondata da acque ostili: cosa c’è di peggio? Un cimitero?

 

Il libro matrioska, che non si finisce mai di capire

I fratelli Karamazov, come ha detto Walter Siti e come vorrei dicessero tutti gli scrittori intervistati. Perché a parte i diversi livelli di comprensione, I fratelli Karamazov racchiude in sé anche tutti gli altri libri di Dostojevski, tutti i suoi personaggi: l’idiotamente buono, l’assassino, il vigliacco, il saggio, il folle, il disperato, l’innocente. È il libro dei suoi libri ( e di tutti i libri, per quanto mi riguarda).

 

Il libro della delusione

Credo che sia lo stesso per tutti: Come smettere di fumare di Alan Carr. Io non fumo e non ho letto il libro, ma non faccio altro che incontrare gente che l’ha letto senza ridurre il numero di sigarette giornaliere e anzi, accompagnando la lettura con una fumata rilassante. C’è anche da dire che tutte queste persone l’hanno comprato sull’onda dell’entusiasmo di qualche conoscente che finito il libro, ha smesso definitivamente e per sempre di fumare. Magari ho solo beccato il giro sbagliato di lettori.

 

Il libro per chi scrive

Tra tutti i manuali di scrittura che ho cominciato e abbandonato mi piace citare On the Writing di Stephen King e Lo zen nell’arte della scrittura di Ray Bradbury perché sono due riflessioni sullo scrittore, sui suoi ricordi e su quello che gli ha messo la penna in mano più che un elenco di trucchi, consigli e indicazioni da prendere a modello. In senso ampio, credo che tutti i libri più belli e quelli più brutti facciano al caso di chi scrive: i primi ci trasmettono la voglia di provare, gli altri la speranza di riuscire.

 

Il libro del futuro

È un film. Ma scritto benissimo.

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