precariato

Robot

Mi ero accorto che il tempo passava quando vidi negli occhi di mio figlio la tristezza.
Prima di allora non era mai successo. Massimiliano era stato figlio unico per molti anni, almeno sei, poi sua madre – mia moglie – decise di averne un altro, con un altro uomo e in un’altra casa. Ci eravamo separati dopo sette anni di matrimonio, e la colpa era solo mia. Qui l’amore non c’entrava niente, erano i soldi che non bastavano, e a lei, a Mirella, questa nostra situazione l’aveva fatta ammalare di depressione. Quando la conobbi aveva vent’anni e ne avrebbe avuti sempre troppo pochi per smetterla di rinfacciarmi che le avevo rovinato la vita con la storia del bambino, del parto straziante, del fatto che si era ridotta a fare la casalinga e ad avere le mani sempre tagliate e ammaccate, di essere invecchiata troppo in fretta; una vita che lei non avrebbe mai e poi mai immaginato di fare. read more

La Ballata dei Precari

 

Ho sempre avuto un’attività onirica piuttosto delirante. Una volta da bambina sognai me stessa adulta: ero grande come mamma e papà, ma non lavoravo, ero povera e vivevo ancora a casa. Non dissi niente ai miei. Era il 1986. Mi avrebbero presa per pazza. “È solo un incubo, tesoro: siamo la settima potenza economica mondiale, non succederà mai!” read more